ESTETICA DEL CODICE: Programmatori dell’Arte
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paroleparoleESTETICA DEL CODICE: Programmatori dell'Arte

Nell'ambito del festival TdM sarà allestita nel foyer del Teatro Sanbàpolis la mostra d'arte procedurale intitolata "ESTETICA DEL CODICE: PROGRAMMATORI D'ARTE" curata dagli allievi - artisti dell'Istituto Tecnico "Guglielmo Marconi" di Verona seguiti dalla Professoressa Nadia Dallago e dall'imprenditore Diego Cecato.

Il progetto espositivo ruota attorno ad una domanda: un programmatore può essere anche un artista?

"Estetica del codice" accoglie opere realizzate non con il pennello ma con il computer, nelle quali il supporto non sarà una tela ma un codice scritto.

Un mostra che vuole equilibrare cuore, logica ed informatica.

Venerdì 28 Febbraio ore 20.30

Per la durata del Festival saranno esposte opere di Arte Procedurale
Teatro Sanbàpolis, via della Malpensada 82, Trento
Apertura della mostra da un'ora prima dell'inizio degli eventi. In coincidenza con l'apertura della biglietteria

Opere create e curate dai programmatori-artisti dell'Istituto Tecnico "Guglielmo Marconi" di Verona
seguiti dalla professoressa Nadia Dallago e l'imprenditore Diego Cecato

Un programmatore può essere anche un artista? Sì, ma deve riuscire ad equilibrare con sapienza tre elementi: cuore, logica ed informatica. "Estetica del Codice" è l'unione di tutto questo. Lo strumento per rappresentare le nostre idee non è il pennello ma il computer e la nostra tela è il codice da noi scritto.

Esempi di opere di Arte Procedurale: esteticadelcodice.it

Il Manifesto dell'arte procedurale
Tutti dobbiamo avere un'occasione nella vita...per essere degli artisti!
La cultura moderna ci ha insegnato a svalutare determinati valori, come la passione per ciò che è bello e la voglia di creare qualcosa che magari può non avere un fine immediato o uno scopo non prettamente economico.
Viviamo in una società "pratica", la società del tutto subito, veloce e sempre per forza con uno scopo.
Si studia per ottenere un lavoro migliore (ma che non necessariamente ci piace), si lavora per acquisire, comprandoli, degli status, come la macchina nuova, il telefono ultimo modello, l'abito di marca.
Abbiamo perso parzialmente il contatto con la nostra parte più intima e sensibile, quella che abbiamo abbandonato passando dall'infanzia all'età adulta.
Eppure questo lato intimo vorrebbe spesso uscire e lottiamo per non permetterglielo.
In tutto questo contesto l'arte viene spesso relegata a materia di serie B, adatta a chi "ha tempo da perdere", in quanto inconcludente e senza un ritorno economico immediato.
Qui in questo contesto nascono gli esteti del codice. Un gruppo di tecnici, fortemente legati alla tecnologia moderna, che rifiuta queste quattro parole "non si può fare".
Da piccoli non eravamo inclini ad una visione artistica, non sapevamo dipingere bene o magari non avevamo sufficiente buon gusto per effettuare un corretto abbinamento cromatico.
Ci appassionavano altre cose: la matematica, la tecnologia, i computer...
Abbiamo quindi deciso di rifiutare lo status di tecnici "sterili" ed "asettici" per dimostrare alle persone che anche noi possiamo essere artisti, ed abbiamo qualcosa da dire.
L'arte procedurale fa infatti del suo nucleo non solo la mera realizzazione artistica basata sulla tecnica, ma soprattutto la spiegazione, il concetto di quello che si vuole trasmettere al visitatore che ammirerà l'opera.
Abbiamo deciso quindi che lo strumento per rappresentare le nostre idee non sarebbe stato il pennello, come impone l'arte classica a cui siamo abituati. Lo strumento adatto sarebbe stato il computer e la nostra prima tela sarebbe stato il codice da noi scritto.
In questo modo non esistono stili definiti, non dobbiamo per forza rifarci a dettami stilistici come avviene nelle altre correnti artistiche.
Possiamo fare quello che vogliamo, come vogliamo.
Il mondo digitale non ha limiti, se non la fantasia dell'autore che scrive il software.
In questo modo l'artista procedurale potrà creare opere di ispirazione cubista, futurista, classica, pop senza avere un vincolo di appartenenza se non l'utilizzo del software al posto del pennello.
Con questa corrente possiamo dimostrare che l'uomo è ancora il centro del mondo e non la tecnologia, strumento che se conosciuto ed approfondito a dovere può essere messo veramente al servizio di bellissime idee umane.

Diego Cecato
Fondatore del movimento di arte procedurale.
CTO Digital Creative Solution. Elettronico per formazione, informatico per passione. Amo alla follia ottimizzare il software che scrivo, perché un programma è veramente bello solo quando il suo codice è perfetto.

La Nostra Storia

Doveva essere un progetto sulla grafica web...
L'idea che ha dato il via a questo percorso è stata la creazione di un progetto che parlasse di grafica web. In prima battuta si pensava di dare ai ragazzi delle superiori e, nel caso specifico, di un Istituto Tecnico le nozioni di base per un uso corretto della grafica nella creazione di interfacce web. Ma solo il confronto docente – imprenditore ha dato la spinta ed il coraggio per alzare lo sguardo e ampliare l'orizzonte: l'idea originale non avrebbe lasciato un valore aggiunto ai ragazzi in quanto vincolata da delle regole soggette a rapidi cambiamenti. Si è cercato quindi di proporre un progetto che permettesse ai giovani di affrontare tematiche future partendo da valori più ampi soprattutto mantenendo come linea guida il concetto di bello.

Ci vuole coraggio per parlare d'arte a dei tecnici
Decidiamo quindi di aggiustare il tiro, usando l'arte come pretesto per parlare di informatica, matematica e fisica. In altri progetti, negli anni precedenti, era stata usata l'informatica per parlare di arte ma fino ad ora non si aveva mai osato "fare arte" ai tecnici, rimasti per anni relegati al loro rango e staccati dal mondo artistico. L'arte si è rilevata quindi un interessante filo conduttore. Sono stati creati dei moduli sulla gestione delle forme e colori (facendo particolari riferimenti ai numeri ed alle formule auree della matematica), sull'elaborazione digitale delle immagini, sull'analisi dei suoni e sul 3D. Infine sono state commissionate le opere ai ragazzi. Lo scetticismo iniziale è crollato definitivamente quando i ragazzi hanno capito che potevano esprimere graficamente ciò che volevano, o meglio ciò che sentivano più affine a loro.

Un feedback estremamente positivo e la prima mostra
Le opere consegnate hanno portato alla luce dei lati nascosti dei ragazzi che nessuno poteva immaginare. I lavori, nella quasi totalità dei casi, erano molto curati sia esteticamente che moralmente. Molte le idee espresse dai ragazzi, tutte diverse tra loro e tutte con una riflessione intima e personale. La qualità dei lavori ci ha spinto a realizzare la prima mostra "Estetica del Codice: programmatori dell'arte". La mostra, molto apprezzata dal vasto pubblico presente, è stata la dimostrazione che si può essere artisti anche senza un pennello in mano e che le macchine, se usate correttamente, non sono strumenti asettici ma possono essere eccellenti strumenti per la rappresentazione grafica del sentire umano.

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